Serve un sogno ancora intatto, raccolto poco prima dell’alba. Sgranatelo delicatamente in chicchi che poi lascerete riposare su un panno mentre preparate un soffritto composto dalle erbe che vi divertite a far morire sul vostro balcone metropolitano. Successivamente versate i chicchi in una casseruola e fateli tostare finché non si faranno traslucidi come certe speranze ostinate; aggiungete allora una manciata di ricordi deformati dal tempo e sfumate con un bicchiere di vino (bianco, ben poco dionisiaco) per far evaporare l’anima. Cominciate poi a versare lentamente un brodo insonne che va mescolato con assoluta rassegnazione purgatoriale; il sogno assorbirà il reale poco a poco, gonfiandosi di una tristezza che toglie consistenza. Per ultime, unite alcune foglie di terror panico. Quando il vostro sogno sarà diventato morbido e remissivo, mantecatelo con una noce di stanchezza e servitelo fumante in piatti fondi come lune coperte di nuvole, e vedrete come sentirete in bocca lo sciogliersi dell’incompiuto, simile a un desiderio dimenticato troppo tardi.

*
Il sognario è un ricettario dei sogni impossibili scritto da Stefano Scrima e illustrato da Cristiano Baricelli.
