Da Alter Bridge a Oscar Wilde, il volo, il sacrificio e la natura come specchio dell’uomo
Di Silvia Argento
Da sempre l’uomo osserva la natura e la rende simbolo delle proprie fragilità, idiosincrasie e contraddizioni. Ci sono autori che ne hanno fatto un vero e proprio tratto distintivo, ad esempio i poeti simbolisti (come non pensare a Giovanni Pascoli), così come nelle fiabe è diffusissima la simbologia naturale come allegoria di qualcosa di più profondo. Partendo da questo concetto banale quanto prezioso possono essere messi in dialogo due mondi apparentemente lontanissimi: Blackbird degli Alter Bridge e L’usignolo e la rosa di Oscar Wilde. Un brano rock e una fiaba dell’Ottocento che, a prima vista, non avrebbero molto da dirsi. Eppure entrambi ci parlano della natura umana attraverso una creatura della natura. Da una parte c’è l’usignolo di Wilde, capace di sacrificare la propria vita per un ideale d’amore, e poi dall’altra il blackbird degli Alter Bridge, figura legata alla perdita e alla ricerca di una pace oltre il dolore. Due uccelli diversi, ma entrambi sospesi tra la terra e il cielo, tra la vita e la morte, tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere.
Il blackbird e la ricerca della pace
Blackbird è la title track del secondo album degli Alter Bridge, pubblicato nel 2007, e non nasce come una semplice metafora astratta. Myles Kennedy ha raccontato che il brano fu scritto pensando a un amico che era morto poco dopo la conclusione della composizione. Il titolo deriva fatto che, come raccontato da Mark Tremonti, proprio quell’amico aveva insegnato a Kennedy a suonare Blackbird dei Beatles. Un brano che contiene, quindi, una citazione metamusicale, ma anche un simbolo importante di altro: il desiderio che una persona cara che abbiamo perso possa trovare la sua pace e dimenticare il dolore.
Ed è qui che il blackbird smette di essere soltanto un uccello. Diventa una figura di passaggio. Il passaggio dalla vita alla morte, dal dolore alla pace, dalla presenza al ricordo. Il volo che appartiene agli uccelli è da sempre un simbolo di liberta, ma in Blackbird quella libertà assume un significato più malinconico. Non è la libertà spensierata di chi non ha conosciuto il dolore e vola felice al di sopra dei problemi, piuttosto la speranza che, dopo la sofferenza, possa esistere un luogo diverso in cui finalmente trovare pace. Così la morte non è concepita come fine, ma come passaggio verso qualcosa di nuovo.
L’usignolo che muore per amore
Ne L’usignolo e la rosa, Oscar Wilde racconta la storia di uno studente che si innamora di una ragazza, la quale gli chiede una rosa rossa per accettare di danzare con lui. Disperato perché non riesce a trovarla, viene udito da un usignolo che interpreta le sue parole come la prova di un amore autentico. Decide quindi di procurargli la rosa, anche se il prezzo sarà la propria vita: deve cantare tutta la notte con il petto premuto contro una spina, lasciando che il proprio sangue colori la rosa. Dopo la sua morte, il giovane trova la rosa e la porta alla ragazza. Tuttavia, ella risponde in maniera superficiale e senza gratitudine, dicendo che stona con il suo abito e che ha ricevuto gioielli da un altro.
Deluso, lo studente getta il fiore per strada. La morale dietro alla fiaba è nota: Wilde critica la superficialità della donna che non riconosce l’importanza di una cosa semplice, ma realizzata con sacrificio e sottolinea l’illusione dell’amore. L’usignolo, d’altro canto, compie un atto estremo che non viene compreso da nessuno: lo studente non sa che si è sacrificato, mentre la ragazza ha rifiutato la rosa. La sua morte diventa così il simbolo della distanza tra l’ideale e la realtà, tra ciò che l’uomo dice di desiderare e ciò che realmente è capace di riconoscere.
Due modi per affrontare la morte
L’usignolo e il blackbird sono due figure apparentemente opposte. L’usignolo di Wilde va incontro alla morte: sceglie il sacrificio perché mosso a compassione per lo studente e crede talmente tanto nell’amore da morire consapevolmente. Il blackbird degli Alter Bridge, invece, è associato a qualcuno che è già morto e al desiderio che possa trovare la pace. L’arte diventa così una forma di sopravvivenza del ricordo di qualcuno. La natura fornisce il simbolo centrale di tutto: dal sangue dell’usignolo fino al blackbird che vola verso il cielo. In entrambi i casi qualcosa viene trasformato: la morte dell’uno diventa bellezza, la perdita dell’altro diventa musica. Così, la natura non è soltanto uno scenario dentro cui si muovono i personaggi. È un linguaggio attraverso il quale l’uomo riesce a parlare di sé.
Il fiore può essere la bellezza, ma anche la fragilità. La spina può essere il dolore, il sangue il prezzo da pagare e il cielo un nuovo inizio. cielo può diventare l’immagine dell’oltre. L’uomo ha bisogno della natura per raccontare ciò che non riesce a dire di sé stesso.
