Patricia e la lumaca

Per Patricia Highsmith, maestra del noir psicologico e acuta osservatrice delle inquietudini umane (è l’autrice del celebre Il talento di Mr. Ripley, 1955), le persone erano complicate: imprevedibili, contraddittorie, spesso deludenti. Le lumache, invece, avevano un vantaggio non trascurabile: non tradivano, non mentivano e, soprattutto, non andavano mai di fretta.

Il biografo Andrew Wilson racconta che la scrittrice non si separava facilmente dalle sue lumache, nemmeno in società. Pare che si presentasse a feste e incontri con la borsa piena di questi placidi animali e qualche foglia di lattuga al seguito. La biografa Joan Schenkar sottolinea invece il fascino che le lumache esercitavano su Highsmith anche dal punto di vista biologico: il loro essere ermafrodite, autosufficienti e poco inclini alle convenzioni le rendeva, per così dire, creature decisamente “moderne”. Un modello di vita forse più semplice, e sicuramente meno rumoroso, rispetto agli esseri umani.

Naturalmente, trattandosi di Highsmith, l’osservazione non poteva restare innocua. Nel 1963 nacque The Snail Watcher, un racconto in cui la calma metodica delle lumache si trasforma in qualcosa di decisamente più inquietante. Perché anche la lentezza, se osservata abbastanza a lungo, può diventare disturbante.

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Immagine: Francesco del Cossa, Annunciazione, 1470 ca. (particolare della chiocciola)


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