Di Patrick Damnet
Domenica 31 agosto 2025, ore 7:30
Caro Stéphane,
hai mai visto i fiori di zucca sul campo? Questa pianta tra gli alberi del mio giardino si insinua come un ruscello tra i monti, va avanti a far nuove foglie e nuovi fiori, l’estate sta finendo e lei continua, certo fermandosi quando la Natura di cui è espressione la fermerà, non solo lei ne è espressione. Vuoi vederne uno di questi fiori? Non l’ho fotografato per te, ma forse ti piacerà e lei è d’accordo che te lo mostri. Mostralo tu ai tuoi lettori, è proprio qui in fondo a questa lettera. Sono sicuro che Rousseau sarebbe più interessato agli alberi del mio giardino, perché ricorda che l’uomo li deforma, ma se fosse qui con me avrebbe comunque sotto il braccio la sua copia del Systema naturae per identificare specie e genere della zucca.
Il Diario estivo sta per concludersi, Stéphane, perché l’estate sta finendo, e un’altra arriverà. Il ciclo delle stagioni si apre e si chiude tutti i giorni, così come è sempre l’alba ed è sempre tramonto, dipende dove e per chi. Come le onde del mare, avanti e indietro senza fermarsi da milioni d’anni, o chissà quanti, plasmando coste e continenti, plasmando anche questa terra su cui sorge il mio giardino, che un tempo era fondo marino: se scavi, trovi conchiglie sotto lo strato del terreno agricolo, su cui ha le sue radici la pianta che ha fatto il fiore di zucca. Quando le ho mandato la foto, lei l’ha pensata in pastella, per pranzo, e io le ho sorriso…
C’è forse qualcosa, Stéphane, che non cade sotto il dominio della Natura? E tu ed io, e lei, e Pigra, ed Erma, e il mio amico Falsario che dipinge un mondo passato mai esistito, e il mio amico Fotografo, che sa guardare il mondo e coltiva il suo giardino con la sua lei, e… tutti noi, possiamo forse sfuggire al suo dominio? E il mio amico Manager nonpiùsull’Oceano, ma al lavoro con Anima Inquieta, coi suoi sogni da visionariochesagestiredenaroepotere portando le sue visioni al limite dell’impossibile – non oltre, solo prossimi all’impossibilità – non cade forse anche lui sotto il dominio della Natura? Non siamo tutti come questo fiore, tra poco nella pastella delle sue mani d’oro, preparata per chi sta nel suo cuore, come fanno da tempi immemorabili le donne dal cuore buono come il suo e dalle mani d’oro come le sue?
La Natura fa noi stessi di noi, Maya si è svegliata, il suo velo è adesso dispiegato sotto i nostri occhi, Picciola la imita giocando, anche lei vuole un velo che nasconde, per gioco perché è picciola e i piccioli giocano, e chissà cosa nasconderà per gioco… E chissà se è un gioco anche il velo della dea, che Erma vorrebbe coprisse tutto, proprio tutto, e pensa sia una coperta troppo corta, e sarebbe meglio nulla sapere e regalare a Maya un velo un po’ più ampio – non sappiamo forse con Anima Inquieta costruire veli perfetti come fa Maya? Forse questa è la vera essenza di Anima Inquieta, è la ragione profonda della sua inquietudine: un rammendo e un ampliamento del velo della dea, prodotto dalla dea stessa attraverso il gioco dei bit danzanti, e noi ci illudiamo sia un nostro prodotto, quando noi siamo ciò che la Natura ci fa essere. E chissà se la Natura non è iscritta nella trama del velo di Maya, e io sono d’accordo, Stéphane, con Pigra attentalettrice che quel velo vorrebbe squarciare, e andare alle cose stesse, dritto al cuore del reale…
Tra poco partirò, Stéphane, l’estate volge al suo tramonto, e sempre è l’alba e sempre è tramonto, è sempre in corso una rivoluzione, sempre incipit vita nova, lei sta preparando per me la sua pastella, saremo a pranzo insieme tra poco nella città d’aprile, un ciclo si chiude un ciclo si apre, e tutti noi ci perdiamo a pranzo guardando gli occhi delle nostre leidagliocchibelli, perché è lì uno squarcio nel velo della dea: lì è la porta che ci conduce verso le cose stesse, lì ciascun io trova il suo vero io, nel nostro noi…


