New Wave #4

Renaissance

Di Stefano Marullo

Anche la new wave conosce un periodo di revival e di rinascimento dopo il tramonto alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso con un recupero di quella attitudine fredda e sintetica tipica del genere e dalla macerie del cosidetto indie-rock.

In Italia i capofila sono i Bluevertigo (da poco ricostituiti) già alla fine degli anni Novanta con la loro “trilogia chimica” (Acidi e basi, Metallo e non metallo, Zero), a seguire nei primi anni del Duemila i Soviet Soviet con un suono che ricorda Joy Division e The Cure che hanno un notevole successo all’estero, e i primi The Zen Circus e i redivivi  Diaframma. Fortemente post punk e synth-pop I Cani, Cosmo e più darkwave i napoletani Ash Code e le Winter Severity Index.

Il centro di gravità della nuova renaissance new wave è pero Inghilterra e Irlanda, ecco perché si parla di New Wave of British New Wave, con un suono freddo e alienato che sembra descrivere perfettamente il nostro tempo. Per l’Irlanda vanno citati i Fontaines D.C., probabilmente il gruppo più importante del momento, e per l’Inghilterra gli Idles, con qualche reminiscenza punk viscerale e dai testi incazzati e politicizzati (come anche gli Shame). Ancora più cupi i The Murder Capital (ancora Irlanda ) mentre i Dry Cleaning (inglesi) sono molto originali con una cantante che più che cantare recita frammenti di testi, con voce piatta e annoiata sopra una musica nervosa. Per l’Inghilterra degni di noti anche gli Squid band molto sperimentale e i Savages, taglientissimi.

Esiste finanche un gruppo bieolorusso che canta in cirillico, i Molchat Doma, principi della coldwave, sembrano usciti da una fabbrica sovietica del 1980.
Per la Svezia un nome su tutti, i Viagra Boys, grotteschi ed ironici usano anche il sax in modo disturbante.

In America vanno menzionati i Protomartyr.

A voler spaccare il capello in due, e permettete la semplificazione, potremmo dire che il rock contemporaneo, fuori dalle “parrocchie” del metal e del pop rock (esiste anche un rap-rock ma andremmo molto lontano) ha un’ala da “stadio” (che è quasi pop) mentre l’ala più underground vive di un sottobosco fatto di new wave revival, psichedelia e garage, post grunge e noise, che a parere di chi scrive è assai più interessante. E poi tante contaminazioni da altri generi che ricompaiono carsicamente.

Vi propongo da ascoltare “A Hero’s Death” dei Fontaines D.C. del 2020, dal ritmo ossessivo-compulsivo. La voce di Grian Chatten più che cantare sembra declamare. Testo pieno di sarcasmo (ripetere continuamente Life ain’t always empty, ovvero “La vita non è sempre vuota” e si ottiene l’effetto opposto).


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