Clock DVA
Di Stefano Marullo
Appartenenti al filone industrial e avanguardista della new wave insieme a gruppi come Cabaret Voltaire, Einstürzende Neubauten e Throbbing Cristle, i Clock DVA sono un precocissimo gruppo di Sheffield (Inghilterra) nato nel 1978 che si segnala subito per l’utilizzo dei sintetizzatori e l’uso di nastri magnetici per la creazione di sezioni ritmiche ripetitive. Artefice della band è Adi Newton, polistrumentista che insieme al bassista James “Judd” Turner, Charlie Collins (sax e flauto), Paul Widger (chitarra), Roger Quail (batteria) completa la line-up.
I Clock Dva esordiscono con due cassette che fondono rumorismo, punk, jazz, funk ma il loro primo lavoro interessante arriva nel 1981 con l’album Thirst che mette insieme elettronica, ritmi afroamericani e jazz, un disco viscerale e claustrofobico, un vero manifesto dark-wave. Un dettaglio importante di Thirst è il rapporto con i Throbbing Gristle. Genesis P-Orridge non solo ammirava la band, ma scrisse le note di copertina originali dell’album, definendo i Clock DVA come: “Una delle poche band che ha realmente compreso come utilizzare l’energia del caos senza esserne distrutta”. Questo album, accolto molto bene dalla critica, vede la formazione “classica” dei DVA. Poco dopo i due fondatori Newton e Turner decidono di liquidare Quail e Collins i quali avrebbero poi formato i The Box. Se non fosse che Turner nel settembre del 1981 muore per una overdose di droga. Due anni dopo, i nuovi Clock DVA (Newton ingaggia Paul Bowler e John Valentine) firmano per la Polydor Records e viene alla luce un nuovo album: Advantage. Rispetto a Thirst il suono è più sofisticato e meno claustrofobico, spazia dal synth-pop al jazz-funk, con una presenza marcata di fiati, un basso più pulsante e chitarre che strizzano l’occhio all’afrobeat e al jazz-funk. Subito dopo la sua uscita però Newton scioglie ancora una volta i DVA.
Bisognerà attendere il 1989 per l’uscita di Buried Dreams e a ruota Man-Amplified (1992), Digital Soundrack (1993) e Sign (1994). La band abbandona chitarre a batterie reali per affidarsi a campionatori e sintetizzatori in un trionfo di un cyberpunk urticante con tematiche metafisiche-cibernetiche attorno al rapporto uomo-macchina e la sorveglianza digitale (oggi potremmo dire profeticamente).
Dopo la metà degli anni Novanta, la band entra in un lungo letargo e Newton fonda il progetto The Anti-Group. I Clock DVA tornano ad esibirsi dal vivo solo nel 2008. Del 2014 è Post-Sign che raccoglie tracce strumentali del periodo 1995-96, mentre Noesis del 2023 (con ennesima nuova formazione) rappresenta il vero album che sancisce il ritorno dei Nostri dopo quasi 30 anni. Il disco esplora la cognizione umana nell’era degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale (una vera ossessione di Adi Newton) con conseguente perdita dell’identità biologica. Non solo musica ma un’opera filosofica ed un’ermeneutica della nostra società iper-connessa. Quanto alla musica Noesis è elettronica pura e oscura al contempo fatta di sintetizzatori analogici e modulari. Un eccellente album anti-pop fatto di lunghe suite sonore.
Estraggo da Advantage il pezzo “Breakdown”, pubblicato anche come singolo nel 1983 dallo stesso album, ottimo esempio di dark-dance, con un interessante contrasto di voci tra il timbro baritonale di Adi Newton e quello soul della corista Katie Kissoon. Una breve parentesi pop perché da lì a poco Newton tornerà al rumorismo d’avanguardia.

