L’enigma dell’antitaccheggio

Perché le barriere antitaccheggio dei negozi sembrano costruite apposta per me? Perché quando entro in un negozio suonano spesso così volentieri? Avrò con me oggetti non smagnetizzati? E perché non lo sono? Perché quando entro in un negozio e suona l’antitaccheggio mi sento già un ladro? Ma sono appena entrato!? Non cambia niente, l’occhiataccia del vigilante mi fulmina ogni volta, tant’è che preferirei di gran lunga andarmene e non tornare mai più, se solo questo gesto non comportasse una subliminale ammissione di colpa. Ma colpa di cosa? Di esistere, probabilmente. Allora faccio finta di niente, faccio un giro nel negozio pensando solo al momento in cui dovrò uscire facendo irrimediabilmente suonare di nuovo l’antitaccheggio. Cristo santo. Come farò? Lo dico prima: “guardi, entrando ho suonato, quindi probabilmente suonerò anche uscendo”? Ma potrebbe benissimo essere una strategia da ladruncolo, come quella di Benigni ne Il mostro – scena geniale che non avrebbe dovuto condividere col mondo. Non c’è soluzione. Per non parlare di quando mi capita in libreria e ho lo zaino stracolmo di libri presi altrove: ecco, ora me li faranno pagare di nuovo e mi butteranno in carcere. Bisogna accettare il proprio destino, oppure, meglio, restarsene a casa.

s.


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