Qualcuno un giorno dovrà rispondere degli spaventi che io (come credo milioni di altre persone) mi sono preso per colpa dei cestini dei treni, che quando vengono chiusi – a meno che non li si accompagni con una tenerezza fuori dalla grazia di dio – fanno lo stesso rumore di un colpo di martello su un’incudine. Perché gli inventori di questi strumenti del demonio non si sono resi conto che il metallo su metallo genera un fastidio pari a una pentola lanciata giù dalle scale? Sono forse acerrimi nemici del singhiozzo e vogliono debellarlo dall’umanità facendoci prendere più spaventi possibili? Odiano chiunque provi a farsi un sonnellino con il rumore bianco delle rotaie, oppure semplicemente quelli che buttano nei cestini i fazzoletti imbrattati di muco? Effettivamente, il loro clangore sarebbe un efficacissimo dissuasore, se solo la maggior parte dell’umanità 1) avesse un po’ di rispetto per l’altro e 2) imparasse dagli errori passati. Purtroppo non è così. E quindi com’è che a nessuno sia mai venuto in mente di cambiare il materiale dei cestini, o perlomeno di mettere una guarnizione di gomma in grado di attutire quella tortura acustica? Davvero nessuno si è mai lamentato? Mi pare impossibile, perché finché non lo vivi, quel trauma, non lo puoi capire. E così, anno dopo anno, carrozza dopo carrozza, il clangore infernale prosegue indisturbato, come una specie di campanello di bordo medievale, pronto a ricordarti che la vita non è un pranzo di gala (al massimo un pacchetto di patatine a tre euro). Eppure, basterebbe così poco, che ne so, una cerniera che non sia stata progettata da un fabbro del 1400. Un piccolo gesto d’amore verso l’umanità stanca e assonnata, verso chi vuole solo gettare un fazzoletto senza rischiare di risvegliare i demoni che dormono beati negli abissi di ognuno di noi. Insomma, un piccolo miracolo di civiltà, che ancora aspettiamo.
s.

