Perché sto scrivendo “L’enigma dei benaltristi” quando potrei occuparmi di enigmi di pari importanza se non addirittura più importanti? Ma in generale perché sto scrivendo queste minchiate invece di “andare a lavorare” – che è poi l’invito che i benaltristi rivolgono più spesso ai loro interlocutori (si fa per dire). Forse perché il lavoro uccide le facoltà cognitive di cui loro sono evidentemente privi? Perché i benaltristi sono così zelanti nel ricordare che c’è sempre qualcosa di parimenti (o più) importante di cui occuparsi, soprattutto quando ci si sta già occupando di qualcosa – insinuando, fra l’altro, che ci dev’essere sotto qualcosa di losco? Perché non intervengono quando non si sta facendo assolutamente nulla invece di farlo quando finalmente si vuole uscire dal torpore? Lo fanno forse proprio per questo, perché quando qualcuno esce dal suo bozzolo per fare qualcosa mette automaticamente in luce il fatto che gli altri non stanno facendo niente, e questi si sentono accusati, o si vergognano, facendosi così benaltristi per autodifesa. Sì, sarà così. Oppure sono degli imbecilli.
s.

