Di Michele Savino
La gentilezza dei rapporti neutri costruisce pesantemente sulla sabbia.
Raoul Vaneigem
In questa nostra civilissima società d’indifferenza, persino del nemico si sente la mancanza, ché quello, poveretto, è vero che m’odiava, però, in quell’odiarmi, lui mi considerava e quell’amor inverso un po’ mi confortava.
Non è il mio nemico ad essermi nemico, bensì codesta nostra quotidiana gentilezza che quotidianamente l’un l’altro ci disprezza per propria educata correttezza, egoista e pur sempre congeniale a schivare qualsivoglia tribunale e, a furia di schivarci e d’educare, ci facciamo tutti indifferentemente molto male. Probabilmente, farsi adulti è invero farsi cortesi e indifferenti per scivolare indenni fra gli attriti ricorrenti.
Cionondimeno io, adulto ancor bambino, vorrei diseducarmi dal farmi civilmente burattino. Rivoglio i miei attriti, rivoglio i miei nemici come delle presenze che, lo so, mi san pensare in quella lor certissima certezza dell’odiare, che posso perlomeno ricambiare; ché il mio nemico, seppur indelicato, è comunque un amico rovesciato, è frutto del mio essere, dell’essere che sono e che mi sono ampiamente conquistato.
Mi si getti nel bidone dell’amato o in quello dell’odiato, però mai nel misto spiccio e sbrigativo dell’indifferenziato, ché persino l’immondizia l’abbiam nobilitata, differenziata, sottratta alla scialba indifferenza innominata.
Sinceramente, io non me la sento di diventare gentilmente indifferente, poiché, chessò, sovente in quell’espressione “Buona continuazione” oppure “Grazie della comprensione” io mi sento educatamente finanche un po’ coglione. Questa è sol la mia opinione: preferivo uno schiaffone che la gelida educazione.
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Opera: Michele Savino, Bolide, olio su carta di cotone 2020.

