“La più consistente scoperta che ho fatto subito dopo aver compiuto 65 anni è che non mi va più di perdere tempo a fare cose che non mi va più di fare” dice il saggio Gambardella. Poesia, in tutti i sensi. Peccato che questa scoperta sia così tanto poetica da non poter essere applicata alla realtà. E nella realtà esistono quelle cose abominevoli chiamate “feste aziendali di Natale”. Ma non solo aziendali, e non solo di Natale, vale per tutte le feste e tutte le occasioni in cui si è in qualche modo “costretti” ad andare, pena l’essere considerati dei mostri senza sentimenti. Forse le feste peggiori sono quelle a cui non sei tu ad essere costretto ad andare, ma tua moglie, che non vuole andare da sola per non annoiarsi e quindi, con un gesto di puro amore coniugale, decide di condannare anche te – che non conosci letteralmente nessuno. C’è un’altra bellissima frase, questa volta di Foster Wallace, che fa: “Ti preoccuperai molto meno di quello che gli altri pensano di te quando ti renderai conto di quanto raramente lo fanno.” Ok, ma se sei l’unico in una stanza a fissare il fondo del bicchiere mentre tutti chiacchierano amabilmente fra loro, gli altri inizieranno eccome a pensare a te, forse come un “curioso animale domestico”. In quel momento, nessun libro o film funzionerà come amuleto, e ci si preoccuperà abbastanza di essere vivi. E allora, come si fa? Prima regola. Occupare il corpo, così da non dover usare l’anima. Il che significa mangiare tutto quello che trovi. Finché mangi non devi parlare, sei troppo occupato. Masticare è una forma di meditazione attiva. Nessuno pretende conversazioni brillanti da uno che ha la bocca piena. La seconda regola è bere (se riesci senza ubriacarti male e iniziare a insultare l’organizzatore della festa, ma vedi tu): un bicchiere ti dà un ruolo. Senza bicchiere sei un disoccupato dell’esistenza. Ma è qui che entra in gioco la terza regola, l’arte suprema, ovvero leggere le etichette dei vini. Leggerle tutte. Lentamente. Come se stessi studiando per un esame importantissimo. Denominazione, annata, profumi di sottobosco, sentori di frutti rossi, note minerali. A un certo punto puoi anche annuire da solo, meditabondo. Pensate: io sono diventato enologo proprio così. Grazie a tutto il tempo passato alle feste di Natale di sconosciuti leggendo le etichette dei vini. O almeno questo è quello che racconto quando qualcuno, raramente, mi chiede cosa stessi facendo da solo vicino al tavolo del buffet per quaranta minuti. Se qualcuno ti si avvicina, puoi sempre dire: “Interessante questo”. Nessuno oserà chiederti cosa. In questo modo attraverserai la serata senza parlare di lavoro, senza raccontare chi sei, senza spiegare perché sei lì. Tutto quello che devi fare è sopravvivere, tanto tutto passa. E quando finalmente sei a casa nel tuo letto, ripensi a Gambardella e al fatto che lui ne aveva 65, non 40, di anni, e che forse allora c’è ancora speranza di raggiungere la vera saggezza, e ripensi a Foster Wallace, alla stupida paura di essere considerato un mostro senza sentimenti (o più prosaicamente quella di avere un pessimo rapporto col capo perché ti si legge in faccia l’infelicità nel partecipare alle sue iniziative ricreative). Ma prima di arrivare a un qualche tipo di insegnamento, ti sarai già addormentato.
s.

Illustrazione di Romareloaded

