Il bello di essere appassionati di libri – e ho detto di libri e non di lettura, le due cose non coincidono perfettamente, poiché si può amare la lettura a prescindere dal suo supporto e viceversa si possono amare i libri senza doverli leggere dall’inizio alla fine come fossero la “Verità” (il fatto che siano stati scritti miliardi di libri, dice Vila-Matas, significa limpidamente che nessuno di essi può contenere verità) – è la ricerca e scoperta senza fine di cose che nemmeno immaginavamo esistessero. Naturalmente, ciò viene meglio quando abbiamo a che fare con i libri usati, stampati prima che nascessimo e obliati dalla storia. È in quel caso che avvengono le più gloriose epifanie, quando ci imbattiamo in un tesoro perduto che modifica il percorso della nostra esistenza. Ma se la scoperta è l’orgasmo, soltanto lo scartabellare dà un senso all’amplesso. Si sa, il piacere è qualcosa di irreggimentabile, non coincide soltanto con sé stesso ma anche con ciò che lo precede e lo segue, quello che siamo soliti chiamare piacere è solo la punta dell’iceberg di un movimento molto più profondo. E quindi non vi è piacere nella scoperta di un libro senza lo scartabellare – questa parola onomatopeica che evoca il fruscio della carta – che lo precede e la sensazione di rientrare a casa e riporre nella libreria, ingozzata all’inverosimile, un bottino che crediamo inestimabile. Mercatini, bancarelle, librerie d’occasione, questi i templi degli amanti dei libri, detti anche bibliofili (e nei casi più estremi bibliomani). L’unica vera regola per esercitare l’arte dello scartabellare è avere tempo da perdere perché vogliamo perderlo, ma in piena e totale libertà. Ecco perché chi gestisce questi luoghi dovrebbe esimersi dall’emulare la falsa cortesia di un qualsiasi altro negozio: “Posso esserle utile?”, “Cosa sta cercando?”. No, non lo so cosa sto cercando, sono qui per scartabellare, perdermi fra i colori di questi manufatti umani che un tempo davano ossigeno al pianeta. Non c’è nulla di peggio. Sarebbe come sentirsi guardati durante l’amplesso – poi, è vero, c’è a chi piace. Ma per cortesia, lasciateci alle nostre perversioni solitarie, non facciamo male a nessuno. Avremo già abbastanza problemi quando dovremo spiegare al partner dove riporremo il nostro nuovo, inestimabile tesoro (che, però, avremo il piacere di trovare da un’altra parte).
P.s. Se indovinate il luogo che mi ha suscitato quest’arte minore vi offro da bere. Due indizi: Roma, studenti.
s.

Illustrazione di Romareloaded

