L’arte di restare inquieti in una stanza

Secondo Pascal, filosofo cristiano del Seicento il cui spirito ottimistico possiamo ritrovare nelle sale slot dei peggiori bar di quartiere (è quello che scommise sull’esistenza di Dio), siamo infelici perché non sappiamo restarcene tranquilli in una stanza: a un certo punto ci stanchiamo di contemplare le macchie di muffa in espansione sulle pareti e usciamo alla ricerca di stimoli, commettendo – è evidente – le peggiori azioni (tipo andare a lavorare). Il motivo sarebbe che non sopportiamo di stare con noi stessi, ovvero con il nulla che rappresentiamo al cospetto dell’immensità – figlia, ovviamente, della mente divina. In realtà, c’è sempre un buon motivo per disertare il mondo e chiudersi in camera, e ogni fase della vita ha il suo, dall’esplorazione del corpo umano alle appassionanti maratone di Mentana. Beh, certo, nel Seicento non c’era la tv, e credo nemmeno i giornaletti porno (forse qualche disegno), per cui non posso che perdonare Pascal per non aver pensato all’arte di restarsene inquieti in una stanza. Mica bisogna necessariamente mettere il naso fuori di casa per darsi ai divertissement – le distrazioni – come le chiama lui, gli ignobili stimoli che scaccerebbero l’ennui, la noia, che è precisamente quel sentimento di nullità di cui parlavamo prima. Per chi non ha voglia di scommettere in un’altra vita e nel frattempo si ritrova a dover vivere questa, fare cose – nei termini più congeniali a ognuno – in una stanza, è un gran bel modo di sopportare la propria nullità. Virginia Woolf, almeno lei, lo aveva già capito all’inizio del Novecento, quando diceva che una donna deve avere, oltre ai soldi, una stanza tutta per sé per scrivere. Scusa, e gli uomini? Sì, ok, anche gli uomini usano la penna (non sono molto sicuro di questa affermazione) per scrivere la formazione del fantacalcio. Ma questa cosa mi fa pensare anche al fatto che Pascal stesso non se ne stesse affatto quieto nella sua stanza, preferendo scrivere quei pensieri che tutt’oggi ci perseguitano, in alcuni casi addirittura nei bigliettini dei cioccolatini (sì: “Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce” è sua). Beccato!

s.

Illustrazione di Romareloaded


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