In linea di massima è impossibile, poiché come dice bene Gautier (che non è un parrucchiere, ma un grande scrittore dell’Ottocento – con tutto il rispetto per i parrucchieri): “è noioso essere portinaio; è noioso essere imperatore; è noioso essere se stesso ed essere un altro”. Si potrebbe quasi dire che vita e noia corrispondano, ma sarebbe un’esagerazione. Allora direi che per non annoiarsi anzitutto bisognerebbe evitare le cose noiose, se poi però il più noioso sei tu non c’è scampo: rassegnati. Ma perché ci annoiamo così tanto e sempre di più? Nel 1949 Leo Longanesi diceva che il “Regno della Noia” era alle porte, e quindi ora plausibilmente dovremmo starci dentro. E Longanesi aveva individuato anche un colpevole, ovvero il Progresso, “un metter limiti alla felicità umana in nome della comodità”, in sostanza una mega-macchina che ha come obiettivo ultimo la standardizzazione di una società in cui vivono esseri umani schiavi degli stessi bisogni da essa creati. “Guai a chi si metterà un cappello a cilindro nel regno dello standard!”. “Tenete d’occhio il vostro coinquilino, quello che abita all’ammezzato, quello che si sacrifica per ‘dare una laurea’ a quel pirla di suo figlio!” Quello è l’amico del Progresso. E quindi? E quindi basta con sti messaggini, mandate un telegramma. Non sapete come si fa? Andate in giro a chiedere, passerete una giornata allegra. Per non annoiarvi siate misoneisti e mettetevi in testa un cappello a cilindro!
s.

Illustrazione di Romareloaded

