No, non è l’arte di cascare con la zeppola, ma l’arte di saper guardare il mondo attraverso il filtro kafkiano, che purtroppo non è stato ancora brevettato per smartphone – si deve fare col cervello. E cosa significa guardare il mondo con gli occhi di Kafka? Significa non aspettarsi assolutamente nulla dagli altri. Meno ti aspetti, più vivrai in pace. Pensate a Gregor Samsa che se ne va a letto convinto che il giorno dopo dovrà andare al lavoro (cosa già di per sé disgustosa) e poi si risveglia scarafaggio; i suoi familiari non solo non si preoccupano davvero per lui, ma si infastidiscono pure del fatto che molto probabilmente non potrà più contribuire alle spese. Ecco, kafkare significa arrivare preparati a questo livello di imprevisti emotivi – molto più frequenti di quanto si pensi. Ma pensate anche a Josef K. che viene arrestato senza sapere perché, deve difendersi senza sapere da chi, e soprattutto deve accettare che nessuno gli darà mai una spiegazione sensata. Se impari ad accettare che non sempre c’è una risposta – perfino quando ne avreste il pieno diritto (che poi non significa nulla) – niente potrà più deludervi. Io lo so che tante cose vi fanno arrabbiare, al punto che vorreste far esplodere l’universo, ma la realtà è assurda e mediamente brutta, e le persone che ci circondano (noi compresi) prevalentemente egoiste e un po’ fetenti. Quindi, la prossima volta che mandate una mail, fatelo con la consapevolezza che non vi risponderanno, cosicché un eventuale risposta vi farà fare i salti di gioia. Per tutto il resto esistono le macumbe.
s.

Illustrazione di Romareloaded

