L’arte di dire sciocchezze

Ma se di gente che dice sciocchezze ne è pieno il mondo?! Ed è vero, ma non sto parlando di quelli che contro ogni evidenza scientifica credono che se metti un piede oltre il confine della Terra cadi nel vuoto, e nemmeno di quelli che si vogliono comprare la Groenlandia. Quelle sono sciocchezze letteralmente incredibili – io non posso credere alla buona fede di chi le dice; sono propenso a pensare che, in assenza di altre qualità, lo facciano per mero narcisismo. Poi ci sono le sciocchezze di tutti i giorni, i luoghi comuni e le frasi fatte che Bouvard e Pécuchet iniziarono a copiare sapendo non sarebbero mai riusciti ad esaurire. Ma io sto parlando di un’altra categoria di sciocchezza, che con un altro termine molto generico si può chiamare anche minchiata (non sono io a dirlo, ci mancherebbe, poi vedrete), per la quale sì, in questo caso esiste un’arte vera e propria. Come possiamo chiamarla, sciocchezza letteraria? Forse un po’ ambiziosa come definizione, diciamo che questo tipo di sciocchezza ha la capacità di far ridere attraverso il giusto incastro di parole, è una formula magica che ha certamente a che fare con lo spirito (non a caso alcuni sono “spiritosi” e altri no). “In letteratura è tra i caratteri del genio lo stile in parte minchionatorio; chi sta sempre serio e non sa ridere mai, o ride male, è un genio incompleto.” Eccolo, lo stile “minchionatorio” di cui parlavamo, detto per praticità “minchiata”. È Carlo Dossi a parlare, scapigliato ruspante che ci ha lasciato un mattone come le Note azzurre pieno di minchiate – e, a scanso di equivoci, è un complimento! (Ma non aspettatevi un libro di barzellette, rimarreste delusi). Va bene, tutto bellissimo, ma come si distingue una sciocchezza di questo tipo da una sciocchezza qualunque? Non è poi così difficile. Anzitutto deve provocare una risata, o almeno un sorriso, oppure quella tipica euforia di aver scoperto qualcosa di cui non si potrà più fare a meno. Ma non basta, perché come dice il Dossi stesso si può anche “ridere male”, e forse la maggior parte delle nostre risate sono maligne. Qui entra in gioco l’autore – anzi, l’artista – della sciocchezza, la sua cultura, la sua esperienza, la sua visione del mondo: se letta o ascoltata la sua sciocchezza continueremo a stimarlo e ad ammirare la sua arte combinatoria di parole, allora abbiamo davanti una vera minchiata. Perché una sciocchezza qualunque può farci stizzire, annoiare o farci chiedere perché quel tizio stia aprendo bocca, mentre una minchiata autentica ci lega a chi la pronuncia: ci fa pensare, ci sorprende, rendendoci in qualche modo complici. Finalmente il mondo visto dalla giusta prospettiva, penseremo. E avremo fame di queste sciocchezze, più serie della serietà stessa. E allora non abbiate paura di dire sciocchezze, ma prima di dirle pensatele bene. Forse non sarete dei geni, nessuno lo è davvero, ma perlomeno non farete la figura di quelli che si vogliono comprare la Groenlandia.

s.

Illustrazione di Romareloaded


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