Allunare pare un’arte minore più che altro perché, nella vita modesta che conduciamo, è difficile pensare di poterlo fare: solo in 12, per ora, hanno messo piede su questo corpo celeste roccioso che orbita intorno alla Terra a una distanza media di 384.400 km. Sì, ovviamente se sei un personaggio immaginario puoi allunare tranquillamente: pensate per esempio al paladino Astolfo dell’Orlando furioso che va sulla luna per recuperare il senno perduto di Orlando, che era impazzito per amore di Angelica. Sulla luna, infatti, secondo Ludovico Ariosto, si trovano tutte le cose smarrite sulla Terra, inclusa la ragione degli esseri umani. Forse è per questo che siamo tutti così dissennati? Potessimo ogni tanto andare sulla luna magari avremmo una vita più equilibrata. Ma in realtà l’arte di allunare di cui voglio parlarvi ha più a che fare con la forma che con il contenuto: non serve andare sulla luna per allunare, basta leggere Ariosto, o qualsiasi altra cosa “lunare”, cioè che si distanzia dall’immediato fine pratico. La letteratura, la poesia, l’arte: questi sono tutti luoghi lunari sui quali possiamo atterrare. E allora più che raggiungere la luna, conta ricordarsi che esiste; alzare lo sguardo (o abbassarlo, se si tratta di un libro), perché è proprio in quei luoghi lunari che si raccoglie ciò che sulla Terra abbiamo smarrito. Allunare, in fondo, è questo: tornare in noi con qualcosa che credevamo perduto.
s.

Illustrazione di Romareloaded
