Joe Perry nasce a Lawrence, Massachusetts, il 10 settembre 1950, sotto il segno della Vergine. Cresce tra dischi blues e attrezzi da pesca. A scuola non è un fenomeno, ma appena mette le mani su una sei corde capisce che l’unica materia in cui può eccellere sono le distorsioni. Nel giro di poco incontra Steven Tyler e nasce l’alchimia perfetta: due tipi con un ego grande quanto uno stadio e abbastanza talento da riempirlo per davvero. Insieme fondano gli Aerosmith, una band che negli anni ’70 trasforma l’America in un enorme party rock’n’roll a base di riff graffianti, pantaloni attillati e volumi indecenti. Il debutto arriva nel 1973 con l’album Aerosmith, dove brilla la prima, immortale gemma: “Dream On”, una ballata visionaria scritta da Tyler che diventa l’inno di una generazione e mostra già la perfetta alchimia tra la voce e la chitarra di Perry. Ma è con Toys in the Attic (1975) e Rocks (1976) che Joe firma alcuni dei riff più leggendari del rock americano: “Sweet Emotion”, “Walk This Way”, “Back in the Saddle”. Il tocco di Perry è immediatamente riconoscibile: corde grosse, plettrata decisa e un vibrato ampio e nervoso. Ama far cantare la chitarra come se avesse i polmoni, usando il bending come un’estensione della voce di Tyler. È un maestro nel mescolare slide blues, pentatoniche “storte” e accordi sporchi, quelli che sembrano sbagliati finché non ti accorgi che sono perfetti. Le sue Gibson Les Paul, la Boneyard Telecaster e le Firebird vintage diventano prolungamenti del suo carattere: il suono di Joe Perry non lo costruisci con un pedale, ma con l’attitudine. Quando il mix di eccessi e tensioni lo spinge a lasciare la band nel 1979, forma il Joe Perry Project e pubblica dischi come Let the Music Do the Talking (1980), dove la chitarra torna protagonista assoluta. Ma il destino del “Toxic Twin” è tornare a casa. Nel 1986 rientra negli Aerosmith con la maturità di chi ha visto il fondo del barile (e del Jack Daniel’s) e ne è uscito con una nuova fame di rock. Da lì in poi arrivano le hit planetarie: “Dude (Looks Like a Lady)”, “Rag Doll”, “Cryin’”, “Crazy” – e “Dream On”, riscoperta da una nuova generazione che la trasforma in un classico senza tempo. Gli album Pump (1989) e Get a Grip (1993) riportano gli Aerosmith in cima al mondo, e Joe Perry torna a essere il devoto pistolero del rock.

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Disegni di Maurizio Di Bona, testi di Stefano Scrima

