Di Stefano Marullo
Uscire dal proprio cerchio magico e dai propri recinti musicali per gli artisti è considerata spesso una prova di coraggio e un azzardo, al netto naturalmente di quel talento tangibile che deve essere alla base. Il recente film biopic su Bob Dylan, A complete unkwown, per esempio, di James Mangold interpretato dall’ottimo Timothée Chalamet, segnala la rottura di Dylan con il mondo del folk purista avvenuta storicamente al Newport Folk Festival del 1965, quando Bob sale sul palco con una chitarra elettrica (anziché acustica) e una band rock, sollevando un coro di fischi e proteste, e gli eventi successivi daranno ragione al futuro premio Nobel per la Letteratura. Potremmo anche citare Jeffrey Lee Pierce inventore del Delta-punk con i suoi mitici The Gun Club (uno dei miei tre o quattro gruppi preferiti in assoluto) che migra sempre più verso sonorità lontane dal rock’n’roll e vicine alla musica autenticamente blues più consoni alla sua anima nera. Talvolta certe intrusioni sono solo efficacissime provocazioni, penso alla partecipazione del gruppo ska dei Bad Manners a Sanremo, meravigliosamente fuori posto, anno 1983, quando il cantante Buster Bloodvessel nella serata finale esibì in diretta il proprio deretano. Tra i fuori posto del circuito underground che si sono esibiti a Sanremo, bisognerebbe citare un altro gruppo ska/mod, questa volta italiano, gli Statuto, nel 1992 o gli Afterhours, nel 2009 o Elio e Le Storie Tese (1996, 2013 e 2016) che più volte rischiano financo la vittoria.
Parlando di Sanremo, un clamoroso sdoganamento del punk rock sul palco dell’Ariston, ci sarà nel 2026 con la partecipazione delle milanesi Bambole di Pezza, cinque ragazze attive dal 2002 (nel corso degli anni il loro punk viscerale si è ammorbidito orientandosi verso il pop-punk alla Green Day e Blink-182) vere e proprie Bikini Kill all’italiana, dal sound energico e dai testi femministi e militanti. Davvero sorprendente questa intrusione, peraltro da concorrenti. Uguale sorpresa vedere un gruppo ruvido come gli aretini Punkcake partecipare ad un format come X Factor, non a caso con Manuel Agnelli come giudice, riuscendo a fare operazione di sparigliamento e dando visibilità a un genere che nelle sue espressioni meno edulcorate non ha mai avuto diritto di cittadinanza nelle televisioni, se si eccettuano veri programmi cult come l’Altra Domenica (dove vidi per la prima volta i Ramones), Myster Fantasy di Carlo Massarini (che ci fece conoscere i primi video clip di gruppi immensi come i Krisma) o qualche incursione a Discoring di Plastic Bertrand con uno dei primissimi pezzi punk nella tv italiana, si chiamava Ça plane pour moi (correva l’anno 1978). In generale chi scrive guarda sempre con una certo sospetto operazioni che portano l’underground nel mainstream e le punk band non fanno eccezione. Fenomeni come i londinesi Molotovs che mischiano punk, britpop, mod revival e ostentano abbigliamento dei più famosi brand e al contempo scelgono etichette indipendenti per la loro produzione, mi appaiono delle formidabili paraculate, absit iniuria verbis.
Andiamo ad ascoltare adesso delle Bambole di Pezza un pezzo del 2022 “Favole (mi hai rotto il caxxo)”, un bell’intreccio tra energia basica punk rock e venature pop-punk, con qualche reminiscenza stile Prozac+.

