Il Grosso Animale

Di Michele Savino

Il Grosso Animale raccontava sempre questa storia a chiunque lo andasse a trovare:

“C’era una volta un Uomo che scriveva lettere al Denaro, il quale, dal canto suo, non rispondeva mai a quelle lettere, non certo per mancanza d’educazione o di tatto, ma molto semplicemente poiché, come tutti sanno, il Denaro è un’astrazione e un’astrazione non potrebbe mai, anche volendolo, manovrare una penna o recarsi in posta.

L’Uomo, invece, andava in posta ogni settimana a spedire la sua lettera e poi attendeva invano la risposta, che ovviamente non perveniva. L’Uomo era dunque costantemente afflitto da un duplice dilemma: il Denaro ignorava deliberatamente le sue missive, oppure, e sarebbe stato ancor peggio, il Denaro non esisteva e, non esistendo, manco avrebbe potuto aprirle quelle buste settimanali.

Un giorno accadde che l’Uomo ricevette una lettera dal Denaro, una lunga lettera autografa in cui il Denaro si scusava delle mancate risposte e chiariva le complesse motivazioni che gli avevano impedito, sino a quel giorno, d’agire altrimenti. La lettera terminava con una firma che era inconfondibilmente quella del Denaro, con la grande D vergata in corsivo maiuscolo e, a seguire, le altre poche e piccole lettere.

L’Uomo, dapprima incredulo, si fece improvvisamente raggiante come mai lo era stato in tutta la sua logorante vita d’attesa e, colmo di tale gioia, corse in cucina ad abbracciare il Figlio mostrandogli la lettera. Il Figlio vide il Padre finalmente felice e ne fu felice a sua volta, così pensò fosse giusto tacere e limitarsi a ricambiare l’abbraccio.”

Terminato il racconto, il Grosso Animale era solito mangiarsi l’ospite, affinché non lo potesse divulgare.

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Immagine: Michele Savino, Rinofrino dorsale, olio su tela spillata in cassetta entomologica 2024.


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