Il diavolo ha buon gusto: dai Rolling Stones a Bulgakov

Viaggio tra rock e letteratura sulle tracce del diavolo più umano del Novecento

Di Silvia Argento

Please allow me to introduce myself, I’m a man of wealth and taste”, è l’inizio di “Sympathy for the Devil” dei Rolling Stones, un’introduzione colta, tagliente e ormai divenuta ironica. Si tratta forse della canzone più “colta” entrata nelle classifiche, ascoltata da chiunque, eppure pochi ne conoscono il reale significato. Quando si tratta di legare una canzone rock al “Diavolo”, apriti Cielo. Rock, anche metal soprattutto, e Satanismo sembrano andare a braccetto e voler innervosire i bigotti; in realtà, per una volta il riferimento al Diavolo in una canzone rock non è frutto di macchinazioni o di fraintendimenti: di “Sympathy for the Devil” è letteralmente dedicata a Satana. È lui che parla e che presenta se stesso. Eppure, il riferimento al Diavolo qui non è satanico, bensì eruditissimo e, se possibile, letterario e morale.

Il diavolo degli Stones non è un mostro mitologico, ma un narratore, tratto da un classico della letteratura.

Sympathy for the Devil” e il cambiamento musicale degli Stones

“Sympathy for the Devil” è la traccia più famosa dell’album Beggars Banquet, uscito nel 1968. Questo disco è famoso per aver segnato un cambiamento importante nello stile musicale dei Rolling Stones, un ritorno alla “vecchia gloria”. Infatti, la band abbandonò il sound prima più “inglese” e vicino al pop rock ed al rock psichedelico. Recuperò una componente più blues che aveva avuto in origine. Si tratta dell’album in cui maggiormente possiamo vedere la forte personalità del gruppo che si basa su un semplice recupero del classico sound che aveva abbandonato per poter avere maggiore visibilità a livello commerciale. La maggiore consapevolezza dei Rolling Stones permise loro probabilmente di poter osare di più.

Naturalmente il riferimento al Diavolo del capolavoro causò diverse polemiche, che hanno sempre fatto arrabbiare Mick Jagger, anche se la band guadagnò un certo fascino da tutto ciò. Già con l’album Their Satanic Majesties Request i Rolling Stones si erano guadagnati accuse di satanismo, come spesso accade a band di genere rock e metal. Chiaramente non c’è alcuna intenzione satanica in questo brano. Nel testo con grande intensità Mick Jagger canta anche le cattive azioni compiute dall’uomo che fa minacciare da Lucifero. Secondo alcuni, seppur presentando questo personaggio con un certo carisma, il brano non vuole esaltarlo ma usarlo come modo per mettere in luce gli aspetti negativi della società. Si è pensato anche che dietro a Lucifero possa esserci proprio l’uomo, in tal senso.

L’ispirazione letteraria della canzone

Secondo alcune ricostruzioni Marianne Faithfull, all’epoca fidanzata di Mick Jagger, gli regalò The Master and Margarita, in italiano Il Maestro e Margherita, uno dei grandi romanzi del Novecento russo, pubblicato postumo e a lungo censurato. È da lì che viene l’idea di un Diavolo che non è inquietante o negativo, bensì colto, ironico, che invece di tentare gli uomini li lascia liberi e li osserva.

Anche se durante un’intervista del 1995 rilasciata a Rolling Stone, Mick Jagger disse: Penso che l’ispirazione venne da una vecchia idea di Baudelaire, credo, ma potrei sbagliarmi. Alle volte quando rileggo i miei libri di Baudelaire, non la ritrovo. Ma era un’idea che rubai ad uno scrittore francese. Ne presi solo un paio di frasi e le ampliai”. Tutti sanno che Jagger in questo caso si è confuso e che in realtà la canzone si ispira ad un romanzo di uno scrittore non francese, bensì russo: Michail Afanas’evič Bulgakov che scrisse il capolavoro Il Maestro e Margherita. Il romanzo racconta proprio la storia di Satana che giunge in una Mosca degli anni Trenta nei panni di Woland, un professore straniero, e si presenta in un modo assai simile a quello descritto nella canzone. Lo stesso romanzo è in realtà una satira della società russa ed una commedia nera molto illuminante, come sembra essere anche la canzone dei Rolling Stones.

Il legame tra la canzone e il romanzo non è superficiale, anche se Jagger non si è ricordato bene a chi attribuire l’ispirazione per questo classico del rock, non prende semplicemente l’idea del “diavolo simpatico”, sicuramente funzionale per una hit; bensì prende un intero modo di guardare il mondo. Quello in cui il male non è metafisico, ma reale, alla portata di tutti senza qualcun altro a cui dare la colpa.

“Se vieni da me, perché non mi hai salutato, ex pubblicano?”, replico Woland severo.
“Perché non voglio che tu stia in salute”, rispose brusco il nuovo venuto.
“Ma dovrai rassegnarti a questo”, replicò Woland e un sorriso increspò la sua bocca, “sei appena apparso sul tetto e già hai fatto una sciocchezza e ti dirò quale: è il tuo tono. Hai pronunciato le parole come se non riconoscessi le tenebre e il male. Sii tanto cortese da riflettere su questa domanda: che cosa sarebbe il tuo bene se non ci fosse il male, e come apparirebbe la terra se non ci fossero le ombre? Le ombre nascono dagli oggetti e dalle persone. Ecco l’ombra della mia spada. Ma ci sono le ombre degli alberi e degli esseri viventi. Non vorrai per caso sbucciare tutto il globo terrestre buttando via tutti gli alberi e tutto ciò che è vivo per godere della tua fantasia della nuda luce? Sei uno sciocco.”

Il Maestro e Margherita

Il vero scandalo del Novecento

Il punto davvero disturbante della canzone non è che il Diavolo esista. È che non sembra la causa del male. La violenza, il fanatismo, la crudeltà funzionano benissimo anche senza interventi soprannaturali, sono spontaneamente messi in atto e gestiti dall’uomo specie in un secondo problematico come il Novecento. Fu Osip Mandel’štam a chiamare il Novecento “mia belva”:

Secolo mio, mia belva, chi saprà
fissare lo sguardo nelle tue pupille,
chi incollerà con il proprio sangue
le vertebre di due secoli?
Sangue costruttore sgorga
dalla gola di cose terrene
e solo il parassita sta in ansia
sul limitare di nuovi giorni.

Così sia il romanzo sia la canzone nascono dalla consapevolezza tragica del Novecento, il secolo in cui il male smette di vestirsi di rosso e di avere le corna e comincia a indossare uniformi, cravatte, distintivi. Dopo i totalitarismi e i genocidi, il vero scandalo non è credere al diavolo. È scoprire che non serve.

*

Immagine: Andrea di Bonaiuto, Cappellone degli Spagnoli (particolare), XIV secolo.


Pubblicato

in

da