…I Care Because You Do

Di Donato Novellini

L’assenza di riferimenti codificati, irreperibilità, diniego, mimetismo, poi le maschere deformanti luciferine, horror gemellare, te li ricordi i video di Chris Cunningham su MTV? Il rifiuto di apparire, nel luccicante mondo della musica pop, è stratagemma tutt’altro che inedito; utile semmai per alimentare attenzione e morbose curiosità, così come può essere necessario estremo rifugio dalle logoranti sovraesposizioni mondane, dai Residents in poi occultarsi consente depistaggi artistici tutt’altro che disprezzabili. Il caso di Aphex Twin, clamoroso esempio di dissimulazione mediatica anni ’90, fece scuola, tanto da influenzare palesemente i seguenti Blank Dogs, Dirty Beaches, Burial, Gorillaz, Daft Punk, e pure il banalissimo Banksy nell’arte applicata. Aphex Twin l’alchimista invisibile, il matematico pazzo, l’elettrauto dei suoni sintetici, il macchinista sabotatore sotto mentite spoglie: al secolo Richard D. James, Limerick, 18 agosto 1971. Chi l’ha visto? Da quando sono state diffuse le foto del suo vero volto – da quando le sue foto sono state diffuse, effettivamente non ci piace più come prima – il sospetto di un clone avatar resta quale pensiero latente, come una scia chimica tra le nubi o un alieno cerchio nel grano, l’atavica maledizione del gemello mancante: “Siamo venuti a rapirti”. Fare sparire le tracce, non essere mai sé stessi. Così come qualcuno si ostina a ritenere ancora vivo Elvis sull’isola deserta, nuovi cospiratori asseriscono che Mr. James non sia mai esistito, incuranti della realtà e dei numerosi dj-set in giro per il mondo, testimonianze inconfutabili di una inevitabile resa ai codici spettacolari prestabiliti. Ma finché è durato è stato bello, non esistere. Pseudonimi, controfigure, incognite fisiognomiche del Mondo Nuovo, navicelle kubrickiane fluttuanti a ritroso nel vuoto siderale: “La mia mente se ne va, lo sento, la mia mente svanisce” (elaboratore HAL 9000). Dicerie ovviamente, ma pur sempre alimentate con scrupolo dal riottoso protagonista. Erano gli anni dei rave clandestini e delle pillole magiche, notti di tenute spaziali tipo tuta dell’Adidas catarifrangente per un impensabile punk “di ritorno”: acido, elettronico, martellante, ottundente, definitivo. Nessun futuro. L’idea balzana di ballare a discapito del portamento, degenerata poi in chimica ipnosi nei sottoscala delle tangenziali, tra i tir volanti dell’est Europa ed i fossi con le rane gracidanti all’alba, ebbe tra i tornitori più abili proprio il metallurgico James. ...I Care Because You Do, uscito a metà anni ’90 in doppio vinile, può essere già considerata opera matura di archeo-futurismo; ambient cosmico, le sfere metalliche nel flipper, melodia a brandelli e caleidoscopi lisergici si stratificano su basi secche, a tratti violente – sentire a proposito la micidiale Start As You Mean to Go On – per un affresco elettrico abilmente manipolato ad uso gioventù stordita, ma “pensante la musica”, anche per ignorare la misera realtà della società benpensante d’allora e di sempre. La confezione, del resto, conferma l’attitudine semi-clandestina (da bootleg), con il ghigno sardonico di uno pseudo Richard D. James alchemicamente ibridato col suo mentore artistico Chris Cunningham, saturato artificiosamente in copertina, sotto al codice a barre lasciato in bella mostra ad intendere noncuranza o sfottò alle leggi del commercio. Sciatteria voluta, ribadita come art-brut da titoli scarabocchiati sul retro e da una generale approssimazione estetica. Nella versione cd il libretto interno è lasciato in bianco, negligenza rimarcata sul dischetto da una estensione parodistica del logo “Compact-disc”, come a ribadire “il mezzo è il messaggio”. Geniale sprezzatura Warp. Il messaggio, veicolato con deformante follia pure nei video, sempre di Chris Cunningham, è quello grottesco della “post-verità”, un incubo ammaliante che col tempo avremmo imparato a conoscere bene. Tre anni dopo, a conferma di un clima collettivo propenso alla distopia virtuale, uscì Matrix al cinema. A differenza del film il prodotto qui trattato non è infiocchettato per blandire il consumatore, l’esca si manifesta invece nella repulsione freak o nell’anonimato dell’oggetto fisico, del supporto fonografico tangibile, acquistabile come merce qualunque e invece si trattava una piccola rivoluzione. C’è molta intelligenza in tutto ciò. 

…I Care Because You Do – Aphex Twin, Warp Records 1995.