“Here we go again” degli Hives
Di Stefano Marullo
Arrivati all’ultima puntata (la numero 15), di questa guida sentimentale al garage rock/punk, volevo terminare col botto e per alzare l’asticella ho pensato di parlarvi di una band che combina insieme garage, rock’n’roll e punk revival e che ha avuto grande visibilità arrivando a vendere per un solo album oltre 300.000 copie e ricevere dischi di platino, che sono sempre una sorpresa per un genere di nicchia. Quanto a popolarità, tra le band contemporanee, gli Hives forse sono secondi solo ai Black Keys (che della tradizione garage seguono la linea delta blues) e provengono da quella Svezia che oltre a gruppi raffinati come i Maharajas (di cui abbiamo parlato proprio qui) ha sfornato veri pezzi da novanta come The Nomads, The Creeps e The Hellacopters. Certamente tra le formazioni più influenti del garage revival dei primi anni 2000 insieme a White Stripes (di cui anche qui abbiamo parlato) e The Strokes, i Nostri hanno un look scenico molto distintivo (spesso in abiti eleganti bianco e nero), un sound grezzo e diretto, un’energia live molto spettacolare. Avere poi due chitarre in formazione è stata una scelta ben precisa per gli Hives creando un vero muro di suono che raddoppia il volume in linea con altre epocali band “energetiche” quali Stooges, The Sonics, MCS, Velvet Underground o The 13th Floor Elevators.
C’è una storiella abbastanza esilarante che riguarda i testi degli Hives che sarebbero scritti da un fantomatico personaggio, sesto membro della band, che porta il nome di Randy Fitzsimmons che li avrebbe riuniti nel 1993 inviando lettere separate a ciascun membro. Sembra che in realtà Randy sia uno pseudonimo di uno dei chitarristi, Nicholaus Arson (che è poi il fratello del cantante Howlin’ Pelle Almqvist). L’album del 2023 The Death of Randy Fitzsimmons che ruota attorno alla morte del loro misterioso paroliere ironizza invero sulla lunga pausa (oltre dieci anni si silenzio) descritta come conseguenza della sparizione del loro compositore. Altra bizzarria, i tecnici sul palco durante le loro esibizioni sono tutti vestiti da ninja!
Il 29 agosto di quest’anno sono ritornarti con un nuovo album, The Hives forever forever The Hives, che ha segnato un ritorno al loro garage-punk più selvaggio dei primi lavori, che ricorda quasi i Damned. È proprio dal loro album di debutto, l’incendiario Barel Legal (anno 1997) che estrapolo il pezzo “Here We Go Again”, velocissimo, dura appena 2 minuti e 12 secondi, con il batterista Chris Dangerous che sferra un ritmo implacabile e serrato e le due chitarre si concentrano su un suono fuzz e distorto molto sporco mentre la voce è meravigliosamente sguaiata.

