Guida sentimentale al garage rock #10

“Go Now” dei Miracle Workers

Di Stefano Marullo

Beh, non è che poi la purezza debba essere sempre necessariamente una virtù e l’ibridismo un limite perché talvolta la prima suona come didascalica da compitino fatto bene e la seconda avventurosa e creativa. Parliamo oggi di questi signori qui, The Miracle Workers. No, non c’entra niente l’omonima serie comica statunitense creata da Simon Rich per TBS andata in onda per quattro stagioni fino al 28 agosto 2023, qui parliamo di garage punk di razza, da Portland, Oregon. Fondati nel 1982, in pieno Sixties revival, da Gerry Morh (voce) e Joel Barnett (basso) hanno avuto nel corso del decennio che li ha visti protagonisti (fino al 1992) vari cambi di line-up (persino un intrusione di Rudi Protrudi dei Fuzztones), con una predilezione per il suono sporco lento e pesante che ricorda band come i Sonics e The Wailers (sempre di Portland) o le prime proto-punk band dei primi anni Settanta e per quello che viene chiamato stoner rock, dai suoni distorti e doom metal conditi con la psichedelia. 

The Miracle Workers esordiranno con una serie di ep molto intriganti, Miracle Workers (1983) e 1000 Micrograms of the Miracle Workers (1984) che verranno poi raccolti nell’album antologico del 1990 “Moxie’s Revenge”. Ma il loro capolavoro è considerato unanimemente  il primo album, Inside out del 1985. Tra le 13 tracce c’è questa “Go Now”, che di tutte sembra la più (meravigliosamente) sporca; nei due minuti scarsi ci sono tutti: Stooges, Ramones, Slaughter and the Dogs e le più selvagge (pre)punk band. Da consumarev elocemente, come uno spritz mega alcolico, in un solo sorso.


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