Di Paolo Melissi
L’Osservatorio Linguistico del John Holmes Institute di Palo Alto, fondato e diretto da William T. Santosuosso, è un centro studi espressamente dedicato al monitoraggio delle espressioni linguistiche maggiormente diffuse nel parlato e nello scritto quotidiano, che vengono individuate e rese note in un bollettino a cadenza più o meno quindicinale. Le rilevazioni periodiche dell’osservatorio, quindi, intendono tracciare un diagramma – su basi sostanzialmente quantitative – che possa evidenziare in maniera puntuale parole d’ordine, parole tormentone, slogan, adagi e tic linguistici maggiormente utilizzati nel breve periodo.
Come ogni anno, l’attività dell’Osservatorio Linguistico culmina con la pubblicazione degli “Oscar Linguistici”, ovvero con l’indicazione dei termini e delle espressioni che si sono imposti come assolutamente dominanti nei confronti di tutti quelli rilevati da gennaio a ottobre. In pratica, si tratta di quei termini e di quelle parole che hanno saturato ogni forma di comunicazione – da quella verbale a quella dell’intrattenimento, da quella giornalistica a quella politica – fino al punto di diventare “insopportabili” per la maggior parte dell’anno.
Le rilevazioni hanno consentito di individuare sei termini indicati come “Oscar linguistici 2025”:
Settimana prossima
L’uso del termine, diffusosi inizialmente solo a livello di parlato quotidiano, è entrato anche nei diversi livelli comunicativi, a partire da quello pubblicitario. Secondo le valutazioni degli studiosi dell’Osservatorio, l’eliminazione del “la” deve riflettere un gradimento nei confronti del risparmio di sillabe.
Punto
Dopo una momentanea flessione delle frequenze rilevate, l’espressione “punto”, utilizzata per chiudere con maggiore enfasi affermazioni categoriche, ha ripreso con forza la sua corsa, tornando pervasiva e diffusa sia in alto sia in basso.
Il tema è
Nel dibattito socio-politico televisivo, è diventata norma comune incominciare il discorso aprendolo con un “Il tema è”. Va bene in ogni stagione.
Anima
Sempre più in salute questo trend, che sta pervadendo sopratutto la comunicazione in rete, ma anche il parlato quotidiano. La tendenza sembra quella di una prospettica sostituzione della persona o dell’individuo con la parola anima. Ad esempio, se c’è qualcosa che può rallegrare o colpire una persona si tende a utilizzare “anima” come il recettore di questi “stimoli”. Mai sentito un “grido dell’anima”? L’anima è diventata centrale, un vero punto di riferimento espressivo, a cui si può attribuire qualsiasi cosa.
Importante
Come nel caso di “quant’altro”, anche “importante” è tornato prepotentemente. Questo aggettivo, come nel corso della prima ondata, viene impiegato ovunque e in ogni caso: può essere importante la quantità di un ingrediente di una ricetta, la caduta di pioggia nel giro di poche ore o il numero di truppe ammassate lungo il confine?
Un certo/Una certa
Si sente parlare di una certa magistratura, di una certa sinistra o di una certa destra. Il termine rientra in quello più ampio costituito da “di un certo tipo”, e tra le espressioni che si fondano sul concetto di vaghezza.

