Finlandia

Di Andrea Belushi

Non siamo pronti
All’invasione culturale
In certe notti impreviste
Siamo schiavi dei finlandesi
Il primo che parla inglese
Vince solo sul silenzio
Nella penalcolica
Che stringe i denti
bestemmia destinazioni
banali
indotte dalla paura
di restare soli
soli tra gli ubriachi di sempre
che ci chiamano con nomi d’arte d’altre sbronze
e non capiranno mai
il nostro tetris social-maligno
vittorioso
in circostanze molto diverse

il siero della paura
nei discorsi seri
che fate in circostanze sporche
tavoli tremuli
di voglia d’andarsene a dormire
deviata da alcolici offerti senza la triste pietà del sonno
che innescano sesso a bollicine per bocche secche a cappella trattenuta e dolorosa
in pompini svogliati e sbadigliati con lacrime da cocco-drink con grappe digerite
in dissenterie orgogliose
dove il culo è la bocca
e la bocca sospira
ciò che non osa vomitare
nel clamore di chi osserva
alcolicamente assente e disturbato
e chi si grattugia il culo nel tombino più vicino
per godere della vicina natura urbana
come cervi che leccano benzina
e rimangono fermi per sempre

rimango terribile nel mio amore
pensando alla via lattea col braccio tremulo
col cucchiaio nella canna
il rum nervoso
l’Oban che non è Oban ma solo intruglio-notte io voglio e io voglio
le feste
l’assurda maleducazione di ogni paradosso splendente adesso e forse mai più
la vita che respiro e vedo
e ora tutto può estinguersi
senza il benché minimo senso alcuno

l’occidente è pronto e paraculo
il medioriente scalpita tutto
si rompe
combatte in una follia puzzle che è difficile da comprendere
troppo velocemente
le rivoluzioni a catena
mi spaventano
bevono bibbie sature di soli e demoni babilonesi
il cavallo che segue l’incosciente nato per amare e morire d’amore
forse cieco e col culo seriamente rotto
l’incosciente nato per amare e morire d’amore
taglia il filtro delle Camel
quando pensa d’aver finito di fumare

lasciatemi stare
quando non ho voglia
non pretendete
non pretendete per natura
con me

dentro ogni sorso
ogni cenere
si festeggia il compleanno della resistenza

l’élite volgare sarà distrutta dai sensi di colpa protoeconomici
microdittature poetiche
guerre di calcio, moda e cultura generale
ridotta a test per ebeti in mondovisione

la nostra arte
deve
rimanere intatta
e spaventarci

io ho paura
quando non dormo
e sono pieno di canzoni
e dentro ai cuscini
trovo solo melodie a cazzo-mucho-moscio
poi rovisto nel posacenere
i detriti di sigarette
e solo alla fine
e ripeto
alla fine
mi accorgo
che nel tabacco
posso finire
decentemente una serata
senza ricorrere
al posacenere
e rollare
sigarette
di catrame
per sfumazzare il tuttotanto

e io bestemmio
bestemmio felice nella vera voglia di bestemmiare
perché io bestemmio
e bestemmierò sempre
carne migliore non ci sarebbe
se io fossi Maldoror per sempre

ma la mia donna
pensa di star bene
e invece
combattiamo la stessa battaglia
contro l’essere
e noi siamo
gli allenatori abbronzati
delle galline zitte
e impotenti

Com’è bello appartenere
Ad un buon tipo di Nulla

L’alcol finisce dove il delirio massaggia i piedi allo straniero
Nella terra nostra
Dove arte e delirio
Divorano la gioia popolana e nobile
Fino al vomito
Della nuova società del piacere
Che trema all’idea di arte
E si scioglie alle prime albe dell’orrore
dove il giullare piange il delirio irrisorio e grottesco del mondo universofago


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