Di Duilio Scalici
Un collega mi ha consigliato di vedere alcuni film di Quentin Dupieux. Non ne avevo mai visto uno, lo ammetto. Così, spinto dalla curiosità, ho deciso di iniziare da Doppia Pelle (Le Daim, in originale), una delle sue opere più celebri e, a quanto pare, paradigmatiche del suo stile.
Appena un’ora di durata, come se per Dupieux il tempo fosse solo un dettaglio secondario, un vezzo di forma da ridurre all’essenziale. E in effetti, quell’ora è più che sufficiente per spalancare una porta su un universo completamente fuori asse.
Il protagonista, Georges – interpretato da un incredibile Jean Dujardin – è un uomo sull’orlo di qualcosa: di un crollo, di una rinascita o forse semplicemente della follia. Abbandona tutto e investe ogni centesimo in un oggetto tanto ridicolo quanto magnetico: una giacca con le frange, 100% pelle di daino. È l’inizio di un’ossessione, di un delirio che si trasforma presto in una missione: diventare l’unico uomo al mondo a indossare una giacca. Il resto deve sparire.
Letteralmente.
Il film si muove su un filo sottile tra comicità nera, grottesco e assurdo, con momenti talmente strani da sembrare sogni lucidi. Ma è proprio qui che brilla l’interpretazione di Dujardin: in mano a chiunque altro, il suo Georges sarebbe potuto risultare solo una caricatura ridicola. Invece, grazie alla sua presenza scenica e al suo perfetto equilibrio tra serietà e demenzialità, il personaggio prende corpo e diventa ipnotico, sospeso tra la patafisica e un certo gusto pulp che strizza l’occhio a Tarantino.
Doppia Pelle non è un film per tutti, questo è certo. È una pellicola che richiede di lasciarsi andare, di abbandonare il bisogno di senso lineare e di abbracciare l’assurdo come una forma alternativa di verità. Ma per chi accetta la sfida, il viaggio è irresistibile – e il finale, inaspettatamente spassoso, chiude il cerchio con una risata grottesca che sa di liberazione.
Dupieux è un autore che o si ama o si rifiuta, ma una cosa è certa: la sua visione non lascia indifferenti. E io, dopo Doppia Pelle, so già che non mi fermerò qui.


