Dodicesima lettera

Di Patrick Damnet

Domenica 21 settembre 2025, ore 5:30

Caro Stephane,

l’ombra della notte avvolge ancora il giorno nascente, e dove qualcosa finisce (perché ho pensato etwas?) ecco, c’è un inizio. Ecco laggiù le prime luci dell’alba, sono tutte consumate le candele della notte e nuovamente le prime strisce di luce frastagliano di chiarori i margini dei cirri fuggitivi che anche stamattina si sfanno da Levante, laggiù, verso il mare e le spiagge che lentamente si svuotano di turisti in questo passaggio di stagione. Etwas accade tutte le mattine, niente di nuovo, un ciclo si chiude mentre un ciclo si apre. Così, mentre ti scrivo, l’estate finisce e l’equinozio oggi inaugura l’autunno, finisce anche questo diario estivo e inizia etwas di diverso. Ma quando in realtà il diario è stato eguale a stesso? Non è forse ogni momento un nuovo inizio? Io non vorrei darti un’immagine di instabilità, non è questo il mio pensiero, ma in ogni momento anche il mantello terrestre si muove sotto di noi e parti della crosta vi ricadono, altre risalgono. Stabile la nostra crosta terreste, ma nemmeno lei è davvero ferma, le placche scorrono, i continenti si avvicinano e si allontanano, il gioco a somma zero dell’equilibrio è in ogni istante il frutto di dinamiche interne. Non è forse così anche dentro di noi? 

Per chi si ama ha sempre un senso con parole e senza parole dirsi, ricordati, siamo legati da un filo invisibile, un filo rosso come dice il testo di Alpha – o come il nastrino dello stesso colore che lei lega all’anulare di lui su una piccola terrazza al mattino nella campagna ora lontana – non hanno bisogno di una chiesa, di un rito, di un contratto, si scambiano una promessa in maniera intima con un gioco di sguardi … e di sospiri… di ampi respiri, aria pulita come l’aria che si respira sulle sponde di un lago vulcanico ed è la memoria a dirci che è stato un letto di lava ora coperto di acqua cristallina – noi siamo natura, la stessa acqua che riempie l’antico vulcano, l’acqua del lago torna in cielo e le nubi ricadono sulla terra sotto forma di pioggia, le acque alimentano la vita, penetrano il terreno là dove è stata necessaria solo la combinazione di tre atomi H2O e 3 è… il numero perfetto, numero primo, compiuto, concluso in sé, ed è la metà di un 8 – basta inclinarlo e diventa simbolo dell’infinito, infinito come l’amore di chi si ama quando, inclinandosi per dormire, lei dice ora stringimi amore e riposiamo…

Sì, è così dentro di noi, ma Noi non siamo solo dentro di noi. Restiamo io come nodi una rete, e questa rete è fuori di noi. Se la potenza del negativo che ben conosciamo agisce fuori di noi e plasma gli io, e la serietà dei fatti chiede il conto a Noi come a tutti, che dici Stéphane, l’io deve fuggire in un mondo di sogno in cui la serietà dei fatti sia diversa?

L’ombra della notte non avvolge più il giorno nascente, il giorno è nato e anche la serietà del Noi chiede il conto ai fatti rinunciando ai sogni con la sua fame di realtà – fame, Stéphane, sai cosa intendo? – perché è del tutto falso che i fatti siano la sola realtà e ciò che è dentro di Noi sia un mondo di sogno, ed è falso che di quello di cui non si può parlare si debba tacere. 

Tacendo, un nastrino, un gioco di sguardi… Chi oserebbe parlare di sogno e dire che si debba tacere perché non se ne può parlare? Noi vive lì, e ha i suoi diritti. Diritti, Stéphane, li riconoscerà il tribunale della ragione? E perché mai non dovrebbe, e perché mai ciò che è fuori di Noi dovrebbe valere di più di ciò che è dentro di Noi? 

Sulle sponde di un lago vulcanico, Stéphane, lì io sono adesso, lì Noi compone il simbolo dell’infinito, sa bene che questo infinito non è il Tutto, ma resta infinito, rispetta il Tutto e vive nel suo elemento. 

Vita cosciente di sé, Spirito, Geist. Realtà. E tutto ciò che è reale è razionale. Tutto, Noi compreso. Anche Noi è reale e razionale. E ha i suoi diritti. 

Sylvester Shchedrin, Lago di Albano (1825 ca). Abbiamo scelto questa immagine perché la presenza degli alberi, che producono ossigeno, del cielo, implicato nel ciclo delle acque del lago di origine vulcanica, e delle donne, simbolo di fecondità, ci riporta al fluire della vita. Tutto torna…

Pubblicato

in

da