/ Le cose che già sappiamo
Di Chiara Santarelli
Alle volte mi dico di averlo sempre sentito
il brusio delle cose che già sapevo
Eppure nel timpano si riversano le acque
Che sradicate ai ciottoli del torrente
Vanno in cerca di un profondo
Cui farvi la posa
Cui trovare dimora
E dei massi vedervi la nuda siccità rifiatare
E dal refrigerio lasciare i massi rabbrividire
Perché le parole potessero disfarsi
Della forma che nel tempo
La corrente si lascia aggrappata alle spalle
Alle volte penso alle cose che già esistono
A prescindere da tutto, dal come e dal quando
A prescindere dal se ci arresta o se ci si affretta
A prescindere da come scelgo di muovere il braccio
Ciò che sta Intorno e Tutto il Resto,
Sono saldi come marmi
Che tra le decadi rimangono a guardarsi
A ridere della paura di invecchiare
A piangere della decadenza temporale
E davanti un sole di cartapesta dipinto male
Guardare le parole lungo le strade, sotto i lampioni
Uscire dalle bocche dei passanti
Dalle madri ai figli, dire
Sdoppiati e correggiti.
Non lasciare che i giorni ti passino sopra senza toccarti.
Non lasciare che il sole svanisca prima che tu sia fuori dall’uscio.
Conosco quelle parole,
Le ho viste assomigliarsi
Le ho viste assottigliarsi
Le ho viste indebolirsi e tremare
Ma mai cedere, mai spezzarsi
Alle volte mi dico di averlo sempre sentito
Il brusio delle cose che già sapevo
Perché in fondo non sono altro che le cose che siamo
Perché altro non sono più di ciò che eravamo
In questo lungo viaggio dove a passeggiare
Non siamo mai soli.
*
Immagine: Robert Capa, Alarm in Bilbao, 1937.

