Con te o senza di te: dall’antica Roma agli U2

Il tormento eterno dell’amore

Di Silvia Argento

Marziale, Catullo, Ovidio descrivono i contrasti interni che ci causa l’amore. Il filo che unisce i poeti dell’antica Roma agli U2, una delle band più celebri del rock moderno, è sottile ma tenace: la contraddizione dell’amore. Lo stesso sentimento che eleva e distrugge, allo stesso tempo è porta consolazione, ma anche tormenta, e che ci lascia nell’impossibilità di vivere “né con te né senza di te”. Gli U2 con una celebre canzone offrono una chiave moderna di questi sentimenti: Nec tecum nec sine te vivere possum (non posso vivere né con te né senza di te) è un antico proverbio latino che viene usato da moltissimi autori. Una canzone degli U2 s’intitola proprio “With or Without You” (con te o senza di te). Molti la ricordano per essere stata la colonna sonora di un episodio di Friends.

Through the storm we reach the shore
You give it all but I want more
And I’m waiting for you
With or without you
With or without you
I can’t live
With or without you.

(Attraverso la tempesta raggiungiamo la riva
Tu dai tutto ma io voglio di più
E ti sto aspettando.
Con o senza di te,
Con o senza di te,
Io non posso vivere con o senza di te).

“With or Without You” è una canzone degli U2 tratta dall’album The Joshua Tree del 1987. La tematica è una storia d’amore finita, almeno apparentemente, infatti il testo è molto ambiguo. Forse un lieto fine tra i due è ancora possibile, in ogni caso il protagonista si logora in una profonda sofferenza, consapevole di non riuscire a vivere con la persona che ama, a causa evidentemente delle difficoltà, ma nemmeno senza di lei perché gli manca. La canzone mostra quelle stesse contraddizioni di una persona innamorata che troviamo nei classici della poesia e della letteratura. Sensazioni che sono universali, forse proprio per questo la canzone ha avuto questo enorme successo.

Simbolo emblematico delle sensazioni contraddittorie dell’amore è il celebre carme 85 di Catullo. Autore latino che ha saputo come nessun altro parlare dell’amore e del suo effetto sugli uomini.

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Questo carme è stato tradotto in varie versioni anche da poeti come Pascoli o Quasimodo. Quest’ultimo traduce:

Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile.
Non so, ma è proprio così e mi tormento.

In questa famosissima poesia vi è il topos dell’odio e amore che genera nell’uomo una crisi interiore, a mostrare quanto i sentimenti umani siano complessi. Da un punto di vista linguistico, la poesia è basata sull’inversione dei verbi, concettualmente invece su continui ossimori e antitesi. Nescio contrapposto a sentio (non so contrapposto a sento) come odio contrapposto ad amo. L’amore addirittura viene legato a excrucior, tradotto giustamente da Quasimodo “mi tormento”, ma che Guido Ceronetti rende così:

Ma tu mi vedi qui crocifisso, al mio odio e al mio amore.

Mettendo in evidenza così l’etimologia della parola, che rimanda infatti alla crocifissione, la tortura peggiore.

Nel terzo libro degli Amores anche Ovidio cita il famoso detto latino e parla di un’opposizione tra amore e odio. Questa massima verrà citata anche da Marziale in un epigramma.

Luctantur pectusque leve in contraria tendunt
hac amor hac odium, sed, puto, vincit amor.
odero, si potero; si non, invitus amabo.
nec iuga taurus amat; quae tamen odit, habet.
nequitiam fugio — fugientem forma reducit;
aversor morum crimina — corpus amo.
sic ego nec sine te nec tecum vivere possum,
et videor voti nescius esse mei.

Lottano e tirano il mio cuore leggero da parti opposte,
l’amore di qui, di là l’odio; ma credo che vinca l’amore.
Se potrò ti odierò; se no, ti amerò mio malgrado:
neanche il toro ama il giogo; lo odia, però se lo tiene.
Vorrei fuggire dalla tua dissolutezza,
ma la tua bellezza mi richiama;
non mi piace il tuo modo di fare, ma il tuo corpo lo amo.
Così non posso vivere né senza di te né con te
e mi sembra di non ricordarmi neppure ciò che mi sono promesso.

Ovidio ha il merito di aver saputo analizzare la psicologia dell’amore all’interno degli Amores, realizzando quasi una fenomenologia amorosa. In questo passo mostra tutte le debolezze di un uomo innamorato, che nonostante abbia da soffrire a causa di questo sentimento, non ci rinuncia. Questa tensione amorosa che rimane perennemente in bilico tra rifiuto e realizzazione non appartiene solo ai classici latini o al rock contemporaneo, del resto: fin dai classici della nostra letteratura, come il Canzoniere di Petrarca, troviamo la donna amata vista come tormento, addirittura come qualcosa che allontana da Dio, eppure dalla quale è difficile liberarsi: Agostino nel Secretum di Petrarca indica tra le “catene” che intrappolano il poeta proprio l’amore per Laura. Ancora, Giacomo Leopardi, nei suoi Canti, vede nell’amore una promessa di infinito che però rimane insoluta a causa della delusione immediatamente successiva. Persino nella musica d’autore italiana del Novecento ritroviamo questa dialettica: basti pensare a De André, che canta l’impossibilità di separare l’amore dalla sofferenza, o a Battiato, che all’elevazione quasi spirituale dell’amore unisce sempre il desiderio terreno.

Ne consegue che quella di Ovidio così come di altri poeti latini è una descrizione sorprendentemente moderna, che anticipa la narrazione odierna sui sentimenti: abbiamo un uomo consapevole delle mancanze e dei difetti della persona amata, eppure non può fare a meno di lei. La volontà razionale (fugio, vorrei fuggire) contrapposta continuamente dall’irresistibile richiamo della bellezza e del desiderio (forma reducit) che ricorda come l’amore o, meglio, il cuore, abbia ragioni che la ragione non conosce, avrebbe detto Blaise Pascal.


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