Di Carlos Molina
Fiume… ho tanta sete, fiume:
voglio bagnare i piedi nella tua acqua
per calmarmi,
con entrambe le mani raccoglierti
e lavarmi il viso,
togliere il pianto e la tristezza
che m’accompagnano per un po’
Terra… mi sento svenire, Madre Terra:
accoglimi nel tuo grembo,
mi sento sprofondare,
un filo dall’alto però mi tira su
e mi trattiene ancora.
Madre Terra, infondimi la tua forza per continuare a camminare a lungo sui tuoi prati a volte
devastati.
Cielo… perché sei così lontano? Io ti tendo la mano, prendimela.
Aria… mi urti. Mi respingi. Ti respiro.
T’immagino
con una sigaretta in mano e il fumo che sospirano le tue labbra, poi quello sguardo
profondo…
T’immagino
perché ti vorrei chiedere come hai fatto, da dove hai tirato fuori così tanta bellezza…
T’immagino
perché vorrei chiederti come sopravvivevi alla solitudine dopo che si spegnevano le luci e
tutti se ne andavano a casa…
Qua
l’autunno pare non sapere che è ora
Qua
le mie braccia son pronte a dare e ricevere calore
Qua
la mia pelle è nuda, non ha strati, non ha dubbi
Qua
il mio cuore brucia, piange e urla
Cosa me ne faccio di tutta questa sensibilità che non mi serve a vendermi e che agli altri
spaventa?
Mi spiegate!?
Notti nel deserto e notti desolate…
Fratello, io lo so che sei stato nel deserto da solo, che ti hanno abbandonato…
Benvenuto! Che qua si sta daddio, nel bel lusso della desolazione, che qui il deserto di cui ti parlo io è fatto di persone.
Io, a differenza di altri, non mi riparo nell’intelletto né tra la gente, né nell’odio o
l’isolamento.
Il mio riparo è stare nudo di fronte al mondo.
Fiume
Terra
Cielo
Aria
Cuore
sono i miei elementi
è come avere un’anima che non trova posto da nessuna parte…
-Da dove vengo?-
Dove sono?
Dove vado?
.
Un’intimità sovrastante

