Di Carlos Molina
Ho
sudato
aperto la finestra per spurgare la febbre
pregato di star bene
sognato aghi in bocca
visto monete sugli occhi di morti viventi
Ho
detto, una volta, tanto e quasi tutto
dicendo soltanto “morte e cavallo”
Ho
tenuto a bada il sangue pronto a ribollire
Ho
alzato con ipocrisia il calice per fare un brindisi
Ho
sorriso alle spalle di alcuni
Ho
sorriso anche al buio davanti a nessuno
Ho
sorpreso il mio riflesso nello specchio
Ho
detto più col mio corpo che con le parole
Ho
evaso sguardi
Ho
toccato con mano, brevemente, la bellezza di un momento
la bellezza di un gesto
Ho
sentito il peso della serietà di una richiesta:
“vuoi essere tu suo padrino?”
Ho
visto occhi cambiare
l’arco vuoto farsi freccia
e scoccare contro il pezzo
di carne ch’è questo corpo, qua, adesso
Ho
allentato la presa di un abbraccio
Ho
mentito sussurrando all’orecchio
dopo aver fatto l’amore
Ho
dubitato stando nudo, pelle sulla pelle
Sono
diventato lei in uno sguardo
e nell’essere guidato
per mano, sempre da lei,
per accarezzarle il viso
Sono
un cane e un lupo
Sono
amore nel dolore e dolore nell’amore
Ho
dato a chi serviva
Ho
tolto a chi serviva
Ho
allucinato
Ho
aspettato
Ho
avuto sete
Ho
bevuto
Ho
parlato
Ho
ascoltato…
Ho
ringraziato, a voce e
maggiormente in silenzio
Tutto questo ho fatto
Mi hai detto che non ti racconto mai niente, no?

