Di Donato Novellini
I soliti bene informati sostengono che il duo composto da Lisa Gerrard e Brendan Perry interruppe il legame sentimentale (per poi procedere come collaborazione professionale fino all’avvio della carriera solista di Gerrard, con The Mirror Pool del 1995, e oltre con le estemporanee riprese del glorioso marchio DCD) proprio in concomitanza alla realizzazione del quinto album. Da ciò la deduzione superficiale che il disco qui trattato sia dedicato alla fine di un amore. Lo scrivente ha altra opinione e per perorarla si affida soprattutto al titolo e alla meravigliosa copertina d’autore. Caratteristica dei Dead Can Dance fu quella di viaggiare all’indietro nel tempo o fuori da esso – medioevo, gotico nordico, rinascimento mediterraneo, musica cameristica – talvolta recuperando anche spunti tradizionali extra-europei, in un’epoca come quella degli anni ’80 fortemente tecnologica e tesa ingenuamente a riferirsi al futuro, sovente in termini apocalittici. Una carriera musicale in controtendenza dunque, protetta dalla sbornia elettronica all’epoca imperante dalle mura inespugnabili del romantico casato 4AD; si badi, Gerrard e Perry utilizzavano anche computer e campionatori, ma per ottenere un risultato opposto rispetto ai loro contemporanei, tant’è che ad un primo straniante ascolto, da neofiti, non si saprebbe in quale epoca collocarli: nell’infinito? Il riferimento al tempo, ad un tempo diverso, è esplicitato nel richiamo all’eone, ovvero ad una rappresentazione cosmogonica ellenica, per vastità inaffrontabile dal pensiero umano, alternativa ciclica al più comune e ancora attuale kronos, quest’ultimo invece lineare e misurabile. Aion, quindi, inteso come tempo infinito e divino (o fatale), immune dalla voracità di Saturno, sospeso nelle ere cosmiche oltre lo spazio e ovviamente illeggibile nel quadrante dell’orologio. A dire il vero nell’antichità c’era pure una terza denominazione di tempo, ovvero Kairos (il momento opportuno o propizio), ma questo ci porterebbe assai lontano. Per rendere il concetto, nonché tutta la ritualistica messa in musica di un afflato ancestrale, i due scelsero per la copertina un capolavoro totale della fine del ‘400, ovvero “Il Giardino delle Delizie” di Hieronymus Bosch. Trittico olio su tavola, collocato stabilmente al Museo del Prado di Madrid, il dipinto rappresenta la miniaturizzazione ipnagogica dei destini dell’uomo, con particolare riferimento al concetto medievale/biblico di peccato originale e relativo paradiso perduto. Un delirio allucinante, viaggio visionario secoli prima della scoperta dell’LSD, come nemmeno i surrealisti del ‘900 riuscirono ad esprimere, caratterizzato da un intreccio fantasmagorico di minute vicende: bestiario stravolto, umanità varia piagata e deambulante senza requie, flora alterata e alchemiche simbologie in odor di zolfo. Per la copertina di Aion, il duo opta per l’ingrandimento di una scena specifica, raffigurante un uomo e una donna nudi racchiusi in una bolla, quasi la prefigurazione della fantascientifica navicella spaziale per le vacanze di Adamo ed Eva. La sfera trasparente è appiccicata ad un fiore lussureggiante, la cui radice si gonfia in una sorta di sottomarino vegetale (!) riemerso dalle acque, con tanto di individuo affacciato all’oblo cilindrico, dove nel frattempo si sta per intrufolare un topo nero. Se paragonata ad altre situazioni più cruente, per non dire macabre, dell’articolato capolavoro di Bosch, questa conserva una certa serenità ultra-umana. Gli amanti sembrano protetti dalla corruzione temporale, avulsi dal trivio in atto tutt’attorno, anche se due dettagli suggeriscono qualche pericolo imminente: la bolla risulta crepata su gran parte della superficie, mentre la direzione di spostamento sulle acque melmose sembra essere vincolata al mefitico fiore marino. Aion ci narra dunque del tentativo di trovare protezione atemporale, in musica come nella vita, riguardo al corruttibile destino d’ogni faccenda mondana. Risultato, a distanza di ben 36 anni, che ci sembra perfettamente riuscito.

Aion – Dead Can Dance, 4AD, 1990.

